Re uranio

Ricerche geologiche e analisi chimiche alla scoperta dell’uranio. Il documentario, dopo aver illustrato il meccanismo di accumulo dell’uranio in natura e degli stati in cui può trovarsi, descrive i sistemi di esplorazione mineraria, di analisi dei campioni e di trattamento del minerale.

Ricerche geologiche e analisi chimiche alla scoperta dell’uranio. Il documentario, dopo aver illustrato il meccanismo di accumulo dell’uranio in natura e degli stati in cui può trovarsi, descrive i sistemi di esplorazione mineraria, di analisi dei campioni e di trattamento del minerale.

ProduttoreENEA
Autori
  • Enrico Franceschelli
Contattiscrivi al produttore
Data06/07/1964
LinguaItaliano

Descrizione completa

L’ingresso dell’uranio nel mondo delle nostre conoscenze risale al 1789. Da un secolo circa, esso occupa il novantaduesimo posto nella scala degli elementi che costituiscono la crosta terrestre. I guai sono cominciati con la scoperta delle proprietà di fissione di un ...

Leggi

L’ingresso dell’uranio nel mondo delle nostre conoscenze risale al 1789. Da un secolo circa, esso occupa il novantaduesimo posto nella scala degli elementi che costituiscono la crosta terrestre. I guai sono cominciati con la scoperta delle proprietà di fissione di un isotopo dell’uranio 235. L’enorme energia liberata in questa reazione venne ben presto utilizzata nel suo modo peggiore. Ancora oggi l’aggettivo “atomico”, suscita nei profani un senso di timore e di sospetto anche se molto attenuato. Fortunatamente lo spirito speculativo dell’uomo si è indirizzato verso il controllo dell’enorme energia dell’atomo a fini pacifici. Nascono i reattori nucleari, che vanno man mano sostituendo le fonti tradizionali di energia. Ormai stiamo guardando l’uranio con più simpatia. Dal campo industriale a quello della propulsione navale, la storia di questo elemento che viene a far parte con tanta prepotenza nella nostra vita comune, va acquistando sempre maggiore interesse. L’uranio si trova in natura con medie oscillanti di concentrazione; può essere combinato in meravigliosi cristalli, o in più modesti ossidi, o in legni fossili silicizzati ad altissima concentrazione. Campioni così ricchi sono tuttavia estremamente rari. La concentrazione dell’uranio in natura è molto bassa e oscilla sulle quattro, cinque parti per milione; il contenuto degli strati più profondi della crosta terrestre è ancora di molto inferiore, eppure è da qui che l’uranio va accumulandosi da qualche miliardo di anni, verso la parte più esterna della crosta terrestre. Gran parte della storia geologica della terra è riassunta nel nostro arco alpino; qui si sono trovate le migliori condizioni di concentrazione che l’uranio ha potuto avere nel susseguirsi dei cicli geologici. Sempre per rimanere in Italia, rocce molto più recenti, si stanno invece investigando nel Lazio, dove alcuni vulcani quaternari sono caratterizzati da contenuti in uranio eccezionalmente alti, almeno dieci volte più del normale. Una di queste zone è stata messa in luce da una valle che incide il bordo di un vulcano. Bisogna risalire per quindici chilometri il pendio per trovare il centro di questo vulcano dal grande cratere sventrato, nel quale si è annidato un vulcano più piccolo. Le parti tardive di attività vulcanica invece, hanno lasciato segni quasi indecifrabili; ed è proprio a questa attività più modesta che va attribuita una delle responsabilità maggiori nel determinare le condizioni adatte alla mineralizzazione ad uranio. Dopo la fase parossistica, il vulcano si va assopendo; solo i suoi gas riescono a permeare le rocce e venire in superficie. Attaccano la roccia che attraversano, ne asportano i metalli, si mescolano alle acque, ne alterano il timismo. Nella valle, un torrente continua tranquillo il suo lavoro di erosione limitandosi a incidere le rocce del vulcano ma pur con lieve respiro, il vulcano è ancora vivo e le acque del torrente lo manifestano; il gas continua ad uscire dalla terra e l’acqua lo rivela con le sue bolle. Il cacciatore di uranio si fa attento, sa che questa fuoriuscita di gas era più spinta in passato, che una vasta zona è stata investita da queste manifestazioni che può trovare la trappola dove l’uranio trasportato dalle acque stillanti, è stato costretto dal gas a fermarsi e a concentrarsi. Nel sottosuolo si praticano sondaggi mediante perforazioni; è un lavoro di pazienza e di precisione. Si estraggono campioni che, avanti di essere inviati al laboratorio, subiscono un esame preliminare per una prima catalogazione. Poi altri scavi, per indicare la giacitura, l’associazione mineralogica, il carattere. Per completare la raccolta si prelevano ancora campioni che rappresentino tutte le variazioni mineralogiche. Ora ai laboratori, la risposta a tante domande che non si sono potute soddisfare con le osservazioni di campagna. Il campione viene preparato, macinato e smistato nei vari laboratori che concorrono alla sua identificazione; serve in primo luogo il dosaggio dell’uranio e questo viene fatto con precisione e rapidità applicando il metodo dei neutroni ritardati. La polvere di roccia posta in opportuno contenitore, per mezzo di un trasportatore pneumatico, viene introdotta in un reattore. Qui nel reattore, l’uranio 235 contenuto nel campione viene sottoposto a fissione. Dopo un minuto, il campione ormai reso altamente radioattivo viene espulso dal reattore, estratto con le pinze dal tubo pneumatico e introdotto nell’apparecchio di conteggio dei neutroni emessi in seguito alla fissione. Per definire il suo equilibrio radioattivo con il torio, elemento radioattivo a cui l’uranio è frequentemente associato, si passa all’analisi per spettrometria gamma. Sullo schermo di uno scilloscopio si determinano l’elemento cercato e la sua quantità; questi dati puramente visivi, sono poi registrati automaticamente su una macchina da scrivere. I parametri non sono ancora sufficienti a caratterizzare il giacimento; la sua convenienza economica va valutata anche in base alla concentrazione di altri metalli utili che accompagnano l’uranio. Il tipo, la quantità e la struttura degli elementi rinvenuti, vanno inoltre esaminati più da vicino per individuare meglio le cause naturali che hanno portato alla formazione dei giacimenti stessi. Le tecniche basate sull’assorbimento atomico sono entrate di recente nei laboratori analitici; le soluzioni da analizzare vengono nebulizzate in una fiamma per l’alta temperatura gli elementi vengono portati allo stato atomico; lo strumento analitico, permette di conoscere la quantità di atomi di un certo elemento presenti nella fiamma, i costituenti dei campioni vengono disciolti in opportune soluzioni. Un nastro perforato comunica le misure effettuate a un calcolatore elettronico per la determinazione dei risultati analitici; il registratore grafico evidenzia la concentrazione di elemento presente. Pur se vecchio, lo spettrografo risulta ancora uno strumento indispensabile e valido, esso serve ad analizzare gli elementi contenuti in minime tracce nei campioni di roccia. Ogni elemento portato in un arco elettrico emette delle righe caratteristiche. L’intensità delle righe impressionate sulla lastra fotografica fornisce una misura della concentrazione degli elementi.  Infine l’analisi al microscopio, definisce la struttura dei minerali e la loro composizione elementare. Il laboratorio ha emesso il suo verdetto, che si associa positivamente ai dati di campagna, si può procedere all’abbattimento e all’estrazione del minerale. Ma è ancora lungo il cammino di questi prelievi di roccia prima di venire trasformati in energia.  La natura, misteriosa e affascinante, continua ad offrire alla nostra visione fenomeni che la geologia e la geofisica tentano di spiegarci: eruzioni, lave, vapori. Fenomeni difficili da precisare, e che hanno dato una loro configurazione al nostro pianeta. Da tutti questi fenomeni, appare chiaramente che dall’interno e dagli strati prossimi alla superficie della crosta terrestre, si ricava energia. L’uranio legato alle parti gassose, genera mineralizzazioni e l’uomo cerca, trova, analizza, ricava. L’uranio, re del nostro tempo, è la fonte di energia del futuro e l’uomo se ne servirà sempre più nella sua opera di trasformazione della natura, per il continuo sviluppo della sua civiltà.

Accedi

VUOI SCARICARE VIDEO E TESTI DEI NOSTRI SERVIZI?

FAI IL LOGIN O REGISTRATI!



Hai dimenticato la tua password?
Nuovo utente?

ENEA - Lungotevere Thaon di Revel, 76 - 00196 ROMA – Italia - Partita IVA 00985801000 - Codice Fiscale 01320740580