Rifiuti di plastica analizzati ai raggi X

Enea ha brevettato un strumento che utilizza raggi X di bassa energia, per discriminare le varie tipologie di plastiche da rifiuto e poterle metterle di nuovo sul mercato come materia prima

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Enea ha brevettato un strumento che utilizza raggi X di bassa energia, per discriminare le varie tipologie di plastiche da rifiuto e poterle metterle di nuovo sul mercato come materia prima

Autori
  • R.Ciardi
Data30/04/2015
LinguaItaliano
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Nella raccolta e il riciclo della plastica è necessario separare i diversi tipi di materiale perché altrettanto diversi sono i trattamenti per il loro riciclo. Nel settore esiste una lacuna importante da colmare; infatti, le tecniche di separazione oggi ...

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Nella raccolta e il riciclo della plastica è necessario separare i diversi tipi di materiale perché altrettanto diversi sono i trattamenti per il loro riciclo. Nel settore esiste una lacuna importante da colmare; infatti, le tecniche di separazione oggi differenziano efficacemente plastiche di colore chiaro ma non riconoscono le plastiche scure. Un gruppo di ricercatori di Enea Frascati ha brevettato un metodo per identificare anche le plastiche scure, siano esse nere o rivestite. Danilo Pacella (ENEA): “Il metodo consiste nell’irraggiare il campione di plastica con un set discreto di righe a raggi X. Combinando la fluorescenza con gli spettri di assorbimento di queste righe, si possono discriminare plastiche di varia natura, in particolare plastiche di tipo PET, PP, PC e LDPE, con l’obiettivo del riciclo del materiale. Il dispositivo è un sistema compatto e trasportabile, che utilizza un tubo a raggi X di piccole dimensioni e di bassa potenza e un rivelatore per raggi X di tipo Silicon Drift Detector.” Il metodo permette, inoltre, di caratterizzare la plastica per la presenza di cariche minerali, ritardanti di fiamma, pigmenti o altri metalli. Le basse energie impiegate rendono sufficiente la dotazione per questo strumento di una schermatura leggera e il tempo di analisi richiesto è breve. Il metodo è stato fino ad ora validato in laboratorio con successo su un ampio spettro di campioni di plastiche dimostrando un buon dettaglio di selezione su spessori da 1 a 6 mm. Ora i ricercatori sono impegnati a provare il metodo su campioni reali di scarto in modo da testare la sua applicabilità nella filiera del riciclo. Questo metodo consente di caratterizzare le plastiche usate nelle apparecchiature elettroniche e negli elettrodomestici, ì RAEE. L’attività di raccolta e riciclo di questo settore desterà sempre più l’interesse dell’industria, soprattutto a seguito della direttiva europea che alza al 65 % nel 2019 l’obiettivo minimo di raccolta delle apparecchiature immesse sul mercato. Alla luce di questi dati si capisce l’esigenza di un apparecchiatura versatile, economica da poter essere inserita nella filiera industriale del riciclo derivante dei prodotti finiti oppure impiegato per campionare il materiale risultante dalle lavorazioni industriali.

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