Mediterraneo bollente: il corto per ENEA

Un’anticipazione del film documentario Mediterraneo Bollente di Eugenio Manghi e una breve presentazione delle attività dell’ENEA dedicate allo studio del clima, delle correnti e dell’oceanografia del mar Mediterraneo.
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Un’anticipazione del film documentario Mediterraneo Bollente di Eugenio Manghi e una breve presentazione delle attività dell’ENEA dedicate allo studio del clima, delle correnti e dell’oceanografia del mar Mediterraneo.

RegistaEugenio Manghi
Autori
  • Eugenio Manghi
Data13/3/2013
LinguaItaliano
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Descrizione completa

“Il Mediterraneo è un oceano in miniatura, un piccolo bacino chiuso che ha cullato la storia dell’umanità e che da millenni accompagna l’evoluzione biologica e culturale della nostra specie.
Ci sono sintomi evidenti del suo drammatico cambiamento. Ciò che noi vediamo oggi è il futuro ...

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“Il Mediterraneo è un oceano in miniatura, un piccolo bacino chiuso che ha cullato la storia dell’umanità e che da millenni accompagna l’evoluzione biologica e culturale della nostra specie.
Ci sono sintomi evidenti del suo drammatico cambiamento. Ciò che noi vediamo oggi è il futuro degli oceani del globo. “
Vincenzo Artale è un oceanografo e lavora presso l’ENEA, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo  sviluppo economico sostenibile.

Vincenzo Artale, ENEA
“… Rispetto alle medie fatte per esempio dal 1961 al 1990 noi osserviamo, soprattutto in estate, delle anomalie, cioè delle differenze medie tra per esempio l’estate del 2009  rispetto alla media dal ‘61 al ’90 … In alcuni bacini, come il tirreno e l’adriatico queste anomalie sono molto più elevate parliamo anche, durante i mesi estivi, di 3, 4 gradi … quindi se perdureranno per altri dieci vent’anni potranno cambiare definitivamente il bacino e portarlo ad uno stato di equilibrio completante diverso da quello che normalmente noi abbiamo percepito per gli ultimi migliaia di anni .”
Per i ricercatori dell’ENEA, il bacino del Mediterraneo è un grande laboratorio dove si sperimenta un nuovo approccio scientifico interdisciplinare. Fisici e biologi, ma anche informatici ed economisti lavorano insieme per comprendere il complesso sistema di interrelazioni che regola il suo delicato equilibrio.  
Il mar Mediterraneo ha aspetti davvero peculiari: le sue acque nascondono un tesoro di biodiversità, con molte specie endemiche;  eppure, il bacino, semichiuso, è piuttosto povero di sostanze nutritive. Lo sviluppo della vita è stato favorito da una complessa interazione fra la circolazione oceanica, cioè  delle masse d’acqua, e quella atmosferica, cioè delle masse d’aria. I venti freddi e secchi che soffiano nel golfo ligure e nel golfo del Leone provocano infatti una forte evaporazione che fa aumentare la concentrazione di sale nel mare. L‘acqua salata superficiale tende a calare sul fondo e viene rimpiazzata da acqua meno densa e più fredda, che entra dall’unico punto di contatto con l’oceano, lo stretto di Gibilterra. Lo scambio fra l’acqua salata superficiale del Mediterraneo  e l’acqua fresca oceanica innesca dei moti convettivi.

Vincenzo Artale, ENEA                            
Questo processo che si chiama di formazione di acque dense è la vita  per l’acqua,  perché l’oceano ha una circolazione fondamentalmente bidimensionale, cioè sono pochissimi i punti dove c’è una connessione fra la  dinamica superficiale  e la dinamica profonda…”

Ma non è solo questo che rende il mediterraneo una regione speciale e complessa da studiare.  

Vincenzo Artale, ENEA
“Noi sappiamo che il Mediterraneo più o meno si estende in longitudine per circa 4000 km però in latitudine è molto limitato è circa 1400 km… quindi il trasporto di calore avviene più longitudinalmente che non latitudinalmente …  il mar ligure non a caso è molto più freddo delle coste della Tunisia del nord africa così come il nord Adriatico arriva durante il mesi invernali in particolare febbraio e marzo temperature di 4, 5 gradi … un’altra caratteristica importante del mediterraneo è la forte stagionalità … ha una differenza tra l’estate e l’inverno di circa 15 gradi, cioè la capacità di assorbire e restituire calore, ed anche questa è una caratteristica importantissima climatologica che lo fa particolarmente anomalo nel contesto globale … è come se fosse un bacino completamente mescolato e questo dal punto di vista biologico è importantissimo perché la parte superficiale non è completamente separata dalla parte profonda …”

Da secoli, le coste e l’entroterra del Mediterraneo sono densamente popolati anche dall’uomo, che spesso inquina e sfrutta le risorse del mare come se fossero inesauribili.   
L’impatto delle attività umane, gli ecosistemi marini e il clima interagiscono fra loro. La fisica classica non è in grado di spiegare questo tipo di interrelazioni perché si tratta di sistemi complessi la cui evoluzione segue processi non lineari, il che significa che effetti e conseguenze non sono prevedibili dalla semplice conoscenza delle condizioni di partenza. Solo i modelli matematici e le simulazioni  prodotte da computer e supercalcolatori ci consentono di descrivere tali fenomeni.
Le attività di ricerca condotte in ENEA includono oltre alla raccolta e all’analisi di dati per monitorare il  sistema climatico, anche l’elaborazione di simulazioni e modelli  di possibili scenari futuri per capire il cambiamento in atto.  

Vincenzo Artale, ENEA
La crescita della temperatura superficiale del mare ha degli impatti. Il primo impatto è quello dell’aumento di fenomeni intensi  tipo uragani. Gli uragani ovviamente non sono una caratteristica climatica del bacino, sono degli eventi particolarmente anomali, quindi il fatto che negli ultimi anni si stiano osservando soprattutto nel mediterraneo occidentale questi piccoli uragani sta ponendo la questione del perché e del come di questi fenomeni caratteristici più delle zone tropicali che non delle aree di media latitudine quali quelle del bacino del Mediterraneo … questo probabilmente è legato tra un’interreazione tra fenomeni globali e fenomeni locali del Mediterraneo, non ultimo quello dell’aumento della temperatura superficiale e della maggiore intensità di fenomeni nord africani che intervengono in forma più estesa e più ampia all’interno del bacino occidentale, ricordate delle tempeste spaventose in Sardegna e nel Tirreno. 

L’aumento dell’intensità di uragani è solo uno degli effetti del cambiamento climatico. La nostra società deve sviluppare strategie di adattamento, cioè prepararsi ad affrontare le conseguenze dell’intensificarsi di eventi meteorologici estremi come le alluvioni, le siccità e le ondate di calore. Se da un lato è necessario proteggere i preziosi habitat naturali del Mediterraneo, è anche vitale  garantire il corretto funzionamento di servizi essenziali come l’energia, le telecomunicazioni, i trasporti, sui quali si basa il benessere della nostra società. Ancora una volta, modelli e simulazioni possono rivelarsi estremamente utili per valutare la vulnerabilità delle nostre infrastrutture critiche alle catastrofi naturali.
I ricercatori dell’ENEA sono convinti che uno sviluppo economico sostenibile non sia solo possibile ma che sia l’unica strada percorribile. Per questo studiano e sviluppano strategie di adattamento, in modo integrato, considerando anche gli aspetti  economici, sociali e infrastrutturali. L’obiettivo è favorire il passaggio da una società post -industrializzata a forte impatto ambientale ad una nuova, capace di ricreare un rapporto armonico tra l’uomo e la natura.

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