20mila anni fa, c'era una volta il ponte sullo stretto

Dagli studi del fondale e delle correnti dello stretto di Messina, una nuova ipotesi sulla migrazione dell'Homo Sapiens dal continente alla Sicilia.

Dagli studi del fondale e delle correnti dello stretto di Messina, una nuova ipotesi sulla migrazione dell'Homo Sapiens dal continente alla Sicilia.

ProduttoreENEAWebTV
Autori
  • F. L. Falconieri,
  • R. Ciardi
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Data17/09/2013
LinguaItaliano
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Circa 35mila anni fa, l’Homo sapiens aveva praticamente completato la colonizzazione dell’Europa. Solo la Sicilia, separata dal continente da quello che oggi chiamiamo Stretto di Messina, sembra essere stata trascurata dai nostri antenati. Le datazioni al radiocarbonio effettuate su resti ...

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Circa 35mila anni fa, l’Homo sapiens aveva praticamente completato la colonizzazione dell’Europa. Solo la Sicilia, separata dal continente da quello che oggi chiamiamo Stretto di Messina, sembra essere stata trascurata dai nostri antenati. Le datazioni al radiocarbonio effettuate su resti di Homo sapiens trovati nell’isola non superano infatti i 17mila anni di età. Ci vollero ancora circa 25 mila anni prima che la nostra specie mettesse piede sulla terra sicula. Lo stretto di Messina, u Strittu in siciliano, visto dal satellite sembra un grande imbuto. La parte a nord è la più stretta: la distanza tra le coste è di soli 3,2 km. È qui che le acque dello ionio e del tirreno si miscelano provocando correnti e vortici che rappresentano una sfida per i nuotatori di ogni epoca. “A destra e’ Scilla; ingorda a sinistra s’apre Cariddi e inghiotte a furia l’onde nel suo profondo gurgito di abisso, poi a vicenda fuori le riavventa con getti che flagellano le stelle “ (Virgilio Eneide III 420-23) Nella mitologia greca, lo Stretto è stato dimora di due mostri marini, Scilla, colei che dilania, e Cariddi, colei che risucchia. L’ipotesi che in un passato sufficientemente remoto le correnti fossero ancora più rapide e violente di oggigiorno, tanto da impedirne la navigazione, potrebbe avere un ragionevole fondamento. Del resto ogni mito nasconde qualche verità, magari antichissima, tramandata di padre in figlio. Secondo la leggenda solo gli Argonauti e poi Ulisse ed Enea riuscirono a passare. E l’Homo Sapiens, quando e come riuscì a passare? Lo studio geomorfologico del fondale ci fornisce alcune informazioni interessanti. Sotto il mare è ben visibile la Sella sommersa nello Stretto di Messina, che in alcuni punti si trova ad una profondità minima di 81 metri. Sappiamo con certezza che negli ultimi 150 mila anni fino a 17 mila anni fa, la sella era sommersa. Durante l'ultimo basso stazionamento, intorno a 20.000 anni fa, il livello del mare si trovava a circa 126 m sotto il livello attuale. Il fondale era emerso, formando un ponte tra l’Italia, cioè l’Europa, e la Sicilia. L’ENEA insieme alle Università di Roma, Napoli, Trieste, Palermo e Messina, l’Australian National University di Canberra, il Max Plank Institute di Lipsia e l’ISPRA, ha coordinato un progetto di ricerca per documentare i tempi e le modalità di emersione della sella, durante gli ultimi 40mila anni. Un lavoro che ha richiesto l’integrazione di competenze diverse: dalla neotettonica, per la valutazione dei movimenti verticali della costa, alla valutazione delle variazioni relative del livello del mare; dalla geofisica, alla modellistica oceanografica per sviluppare un nuovo modello delle correnti nello stretto; dalla geologia marina, per la visualizzazione ad alta risoluzione dei fondali, alla ricostruzione dei processi di erosione costiera e, non ultime, anche la paleontologia e la paletnologia, per capire quanto questi fenomeni abbiamo potuto influenzare i flussi migratori. In conclusione è possibile ritenere che circa 20mila anni fa il ponte continentale sia stato emerso per almeno 1500 anni, molto probabilmente da 27 a 17mila anni fa. Se si considera anche che secondo il nostro modello oceanografico le maree dello stretto, con un livello del mare più basso di 100 metri, potevano raggiungere i 17 nodi di velocità, ci si rende subito conto dell’interesse che questo tipo di ricerca abbia suscitato nei colleghi antropologi e paleontologi E’ stato quindi possibile ipotizzare una nuova teoria sulla migrazione in Sicilia dall’Italia peninsulare, non solo dell’Homo sapiens, ma anche di  grandi mammiferi a ridotta capacità natatoria quali l’Equus hydruntinus, un piccolo cavallo ad arti snelli presente in Italia già circa 300.000 anni fa. In Sicilia, i resti ossei più antichi di Hydruntinus sono stati ritrovati presso  Messina, nella Grotta di San Teodoro, e sono stati datati con il radiocarbonio a circa 19.000 anni fa. Immaginiamo che per lunghi anni l’Homo Sapiens doveva aver scrutato la costa siciliana dalla costa calabrese, senza riuscire ad attraversare, neppure con imbarcazioni rudimentali, le vorticose maree dello stretto. Poi, un giorno, la lentissima emersione della sella deve aver creato un passaggio sicuro. Da allora, sull’isola di Sicilia, tutto sarebbe cambiato.

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