Verso il primo plasma...

JT60SA, il progetto satellite di ITER in costruzione in Giappone, brucerà il primo plasma nel 2019. Scienziati di tutto il mondo stanno lavorando a questo prototipo di reattore a fusione nucleare. Tra loro anche un gruppo di ricercatori dell'ENEA, che ha guidato la maggior parte delle attività di Ricerca e Sviluppo sui magneti superconduttori di ITER.

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JT60SA, il progetto satellite di ITER in costruzione in Giappone, brucerà il primo plasma nel 2019. Scienziati di tutto il mondo stanno lavorando a questo prototipo di reattore a fusione nucleare. Tra loro anche un gruppo di ricercatori dell'ENEA, che ha guidato la maggior parte delle attività di Ricerca e Sviluppo sui magneti superconduttori di ITER.

ProduttoreENEAWebTV
Autori
  • Laura Moretti,
  • Stefania Marconi,
  • Massimo Maffioletti
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Data24/09/2013
LinguaItaliano
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Entro il 2050 la Terra sarà popolata da 9 miliardi di persone. A quella data l’uomo dovrà aver trovato la soluzione. ITER, la speranza dell’energia inesauribile, sarà diventato realtà? La fusione nucleare sarà stata dimostrata? I ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando a questo ambizioso ...

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Entro il 2050 la Terra sarà popolata da 9 miliardi di persone. A quella data l’uomo dovrà aver trovato la soluzione. ITER, la speranza dell’energia inesauribile, sarà diventato realtà? La fusione nucleare sarà stata dimostrata? I ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando a questo ambizioso progetto.

Tra loro anche un gruppo di scienziati ENEA, che ha guidato la maggior parte delle attività di Ricerca e Sviluppo sui magneti superconduttori di ITER.

Antonio Della Corte(ENEA) “L’ENEA è leader mondiale nella realizzazione di cavi superconduttori per la fusione nucleare. In futuro non ci potrà essere energia senza magneti s.c. perché una volta caricati non consumano energia, le prossime macchine a fusione utilizzeranno intensivamente i magneti superconduttori, in questo modo saranno in grado di produrre energia senza consumarne più di quella prodotta”.
Anche JT60SA, il progetto satellite di ITER in costruzione in Giappone, dovrà affidarsi alle proprietà dei superconduttori per andare incontro al destino che il suo stesso nome evoca, un reattore a fusione “Super” e “Avanzato”.
I magneti superconduttori di JT60SA garantiscono l’adeguato confinamento del plasma in uno spazio e per un tempo limitato: in 100 secondi l'energia sprigionata dalla reazione dovrà compensare quella utilizzata e dispersa.
Per funzionare i cavi superconduttori vengono portati al di sotto della loro temperatura critica cioè meno 270 gradi Celsius, 4,2 gradi Kelvin, grazie ad un criostato che contiene elio liquido, uno dei gas più rari e costosi sulla Terra.
Ora la resistenza elettrica è nulla e i supermateriali sviluppano potenti campi magnetici.
Se utilizzassimo materiali tradizionali come il rame tutta l’energia prodotta dal reattore verrebbe consumata per l’alimentazione elettrica dei magneti.
Al Centro Ricerche ENEA di Frascati gli scienziati del Laboratorio Bassa Temperatura Critica sono stati incaricati di gestire progettazione, produzione e collaudo delle 18 bobine superconduttive del reattore euro-nipponico.
Il laboratorio, unico in Italia, si occupa di misure e caratterizzazione di materiali, dispositivi e componenti. Un’attività cruciale che ENEA svolge a livello mondiale per industria ed enti di ricerca. Recente la commessa da 20 milioni di euro ottenuta in collaborazione con l’italiana ASG Superconductors, erede della tradizione industriale di Ansaldo.
Sandro Chiarelli (ENEA) “L’apparato sperimentale che abbiamo allestito presso il nostro laboratorio serve a testare il giunto superconduttore realizzato dalla ASG di Genova per la realizzazione di magneti superconduttori del reattore JT60. Come potete vedere questo giunto è alimentato da questi due discendenti di corrente che servono a trasportare la corrente elettrica di alimentazione a 20.000 Ampere ad una temperatura di 4.2 Kelvin che è poi la temperatura di funzionamento del magnete superconduttore”.
Per JT60SA è iniziato il conto alla rovescia.
Il precursore di ITER, previsto dal “Broader Approach” l’accordo Europa-Giappone da 680 milioni di euro, brucerà il primo plasma nel 2019.
Ora la sperimentazione può proseguire.
A ITER il testimone.
La strada della ricerca è stata tracciata.
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