Enrico Fermi

La vita di Enrico Fermi dall’adolescenza fino alla sua prematura scomparsa. Il documentario racconta questo’uomo straordinario con grande semplicità, cogliendone soltanto l’aspetto essenziale. Fermi era un uomo poco comunicativo che comunque riusciva a trasmettere ai suoi collaboratori e ai suoi studenti un grande entusiasmo nelle ricerche a cui si dedicavano. Allo stesso modo, il regista senza disporre di un grande repertorio, riesce a rappresentare la grandezza dello scienziato e ad entusiasmare lo spettatore.

La vita di Enrico Fermi dall’adolescenza fino alla sua prematura scomparsa. Il documentario racconta questo’uomo straordinario con grande semplicità, cogliendone soltanto l’aspetto essenziale. Fermi era un uomo poco comunicativo che comunque riusciva a trasmettere ai suoi collaboratori e ai suoi studenti un grande entusiasmo nelle ricerche a cui si dedicavano. Allo stesso modo, il regista senza disporre di un grande repertorio, riesce a rappresentare la grandezza dello scienziato e ad entusiasmare lo spettatore.

ProduttoreENEA
Autori
  • Enrico Franceschelli
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Data 01/01/1967
LinguaItaliano

Descrizione completa

Fermi Enrico nato da Alberto e Ida De Gattis il 29 settembre 1901. Era l’alba di un secolo che fu poi definito atomico proprio grazie alle scoperte di colui che allora veniva alla luce. Dopo le elementari frequentò il Liceo Ginnasio “Umberto I°”, dove conseguì la licenza liceale a 17 anni. ...

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Fermi Enrico nato da Alberto e Ida De Gattis il 29 settembre 1901. Era l’alba di un secolo che fu poi definito atomico proprio grazie alle scoperte di colui che allora veniva alla luce. Dopo le elementari frequentò il Liceo Ginnasio “Umberto I°”, dove conseguì la licenza liceale a 17 anni. L’interesse del giovane Fermi per la matematica e per la fisica si manifestò molto presto. In varie prove Fermi fornì la misura di quanto fosse intellettualmente sviluppato.
Un amico di famiglia che fu tra i primi a rendersi conto della eccezionale capacità del giovane studente, convinse i suoi a farlo partecipare al concorso per l’ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Il ragazzo lasciò Roma e arrivò a Pisa con il cuore leggero e con un fardello pieno di speranze.
Non doveva essere deluso. L’esame venne superato brillantemente tra lo sbalordimento dei professori, tanto che il Professor Pittarelli fece chiamare il candidato e lo interrogò a lungo per accertarsi che questi avesse ben compreso ciò che aveva scritto.  Fermi respirò la fisica con l’aria di Pisa. I suoi studi si svolgevano in misura assai indipendente poiché le sue capacità erano superiori al livello dell’insegnamento.  a Normale di Pisa dava vitto e alloggio gratuito agli studenti e la vita vi si svolgeva nei modi consueto a questo tipo di scuole. Questa era la sua camera, spoglia ed austera quasi come una cella di convento; nei quattro anni che rimase a Pisa egli si guadagnò l’ammirazione di professori e studenti e il giorno in cui discusse la tesi di laurea, in tutti c’era l’attesa come per  un evento memorabile.
Gli esaminatori in toga pieni di dignità e di sussiego non risparmiavano né osservazioni, né critiche alla soluzione che egli presentò ma alla fine Enrico Fermi si laureò con la lode, era il 4 luglio 1922. Fermi tornò a Roma e qui conobbe il periodo più aureo della sua vita scientifica. Nell’istituto di via Panisperna, fu istituita per lui la prima cattedra di Fisica Teorica; qui nacque il famoso Gruup Fermi che vide raccolti intorno al giovane maestro i più grandi fisici italiani. Fu anche il periodo più fecondo della sua vita.  L’Istituto era circondato da un piccolo parco. Sebbene fosse al centro di Roma un silenzio profondo lo dominava, era un posto ideale per lo studio e il lavoro. Fermi lasciava spesso le aule e il laboratorio per inoltrarsi nel parco. Una delle sue mete era la vasca coi pesci rossi dove fece alcuni dei suoi esperimenti. Aveva scoperto che l’acqua era un elemento capace di rallentare i neutroni. L’Istituto Fisico di Roma poté diventare una sede ambita per gli studiosi di questioni statistiche di molecole, atomi ed elettroni ma purtroppo l’orizzonte politico cominciava ad oscurarsi. La moglie di Fermi era israelita e l’indegna campagna inscenata dalla sampa fascista sulle discriminazioni razziali che toccava direttamente sua moglie e forse anche i suoi bambini, ne provocava quel muto risentimento contro le ingiustizie che offendeva il suo senso di equità; tutto ciò accadeva quando, a soli 27 anni, veniva insignito del Premio Nobel… e così dopo avere per anni rifiutato offerte da molte parti del mondo il Premio Nobel 1938 per la fisica venne indotto ad emigrare. Cominciò così il secondo periodo della sua vita, appena negli Stati uniti si diffuse la notizia che Fermi sarebbe rimasto, diverse Università gli fecero ottime offerte. Per gli studi che intrapreso a Roma, egli operò la sua scelta per la Columbia University: studiava, lavorava insegnava.  on possedeva doti di comunicativa ma riusciva a suscitare fruttuosi entusiasmi in colleghi ed allievi. Fermi lavorò per quattro anni alla realizzazione pratica di quei principi teorici che gli avevano valso il Premio Nobel per la Fisica. In uno strano laboratorio che altro non era che una palestra coperta sotto le tribune dello stadio dell’università di Chicago, Fermi insieme con i suoi collaboratori costruì il primo reattore nucleare. La fila di mattonelle nere si innalzava quasi fino al soffitto della tettoia e fu appunto la mattina del 2 dicembre 1942 che Fermi liberò l’energia nascosta nel nucleo dell’atomo per la prima volta nella storia dell’uomo. I presenti a quella storica esperienza guardavano col fiato sospeso solo la teoria poteva dir loro che tutto sarebbe andato bene, che non sarebbero volati in aria con tutta la palestra, lo Stadio e mezza Chicago in una esplosione come mai si era vista sulla terra. Fermi in quel momento era veramente come  un navigatore che si addentra di notte in mari sconosciuti. La frase convenzionale con la quale fu annunciata la sua vittoria: “il navigatore italiano è arrivato nel nuovo mondo” ha un profondo significato profetico, quel 2 dicembre del 1942 coronava un’era di ricerche durata quasi 50 anni. Un fiasco di chianti tenuto in serbo da uno degli scienziati del gruppo, servì a festeggiare l’avvenimento. Su questo prezioso, quanto singolare cimelio storico, vennero apposte le firme dei presenti allo storico avvenimento. L’opera di Enrico Fermi abbraccia tutti i campi della fisica teorica dell’ultimo trentennio e tanto basta da poter essere paragonata a quella di un Galileo o di un Newton… e non può  esistere monumento più durevole da dedicare alla memoria di questo grande italiano che i suoi stessi lavori. Egli non aveva mai dimenticato l’Italia, ci tornò per l’ultima volta nel 1954, quando sentì che si avvicinava la sua fine e pensare che solo un anno prima aveva detto: “sento che ho fatto un terzo di quello che spero di poter fare”.
In estate venne a Varenna sul lago di Como e tenne un bellissimo corso sulla fisica dei pioni.  Morì a Chicago il 29 settembre, pochi giorni dopo il suo 53^ compleanno. Egli dette alla scienza tutto quello che aveva e con lui scomparve l’ultimo fisico universale nella tradizione dei grandi uomini del diciannovesimo secolo, quando era ancora possibile per una sola persona, raggiungere le più alte vette e dominare tutti i campi della fisica.

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