Cooperazione allo sviluppo: le sfide del Millennio

Il 2015 si aprirà all’insegna di due importanti eventi internazionali che ruotano intorno alla cooperazione allo sviluppo, l’Expo di Milano e l’Agenda post-2015 che punterà a fissare i nuovi obiettivi del Millennio per affrontare le sfide globali di sviluppo e la sostenibilità. L'accordo firmato da ENEA e dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri va in questa direzione.

Il 2015 si aprirà all’insegna di due importanti eventi internazionali che ruotano intorno alla cooperazione allo sviluppo, l’Expo di Milano e l’Agenda post-2015 che punterà a fissare i nuovi obiettivi del Millennio per affrontare le sfide globali di sviluppo e la sostenibilità. L'accordo firmato da ENEA e dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri va in questa direzione.

Autori
  • Stefania Marconi,
  • Massimo Maffioletti
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Data8/5/2014
LinguaEnglish
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Acqua, energia e cibo. Queste sono tre delle grandi emergenze planetarie ma anche i principali obiettivi della cooperazione internazionale allo sviluppo.
Emergenze vere e proprie se pensiamo che in poco meno di 30 anni la popolazione africana  passerà da 700 milioni a 2miliardi di abitanti, ...

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Acqua, energia e cibo. Queste sono tre delle grandi emergenze planetarie ma anche i principali obiettivi della cooperazione internazionale allo sviluppo.
Emergenze vere e proprie se pensiamo che in poco meno di 30 anni la popolazione africana  passerà da 700 milioni a 2miliardi di abitanti, secondo le stime ONU. Ecco che tutto il mondo, dai governi, alle imprese private, dal mondo della ricerca alla società civile dovranno collaborare per rendere la lotta alla povertà, il diritto al cibo e lo sviluppo sostenibile diritti umani fondamentali.
Temi non nuovi per l’ENEA, che già da alcuni da anni è attiva nella cooperazione con la sua expertise scientifica, dalle rinnovabili, alla gestione dei rifiuti, dalla lotta ai cambiamenti climatici, all’agricoltura. Tra le esperienze più recenti quella in Senegal, Burkina Faso e in Mauritania dove i nostri tecnici hanno portato la tecnologia fotovoltaica per produrre l’energia necessaria alla vita quotidiana dei villaggi, come il pompaggio dell’acqua per l’irrigazione, la macinazione del grano e l'illuminazione delle scuole, oltre ad aver introdotto nuove tecniche di coltivazione.
Ma con una logica totalmente nuova che rifiuta qualsiasi forma di assistenzialismo e abbraccia quella del trasferimento tecnologico e della formazione di giovani tecnici locali in grado di sostenere la diffusione di impianti innovativi e l'apertura di  economie sostenibili, nel pieno rispetto delle potenzialità, delle tradizioni e delle vocazioni territoriali.
Pilastri fondamentali su cui poggia la nuova collaborazione siglata da ENEA e dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. 

Il 2015 si aprirà all’insegna di due importanti eventi internazionali che ruotano intorno alla cooperazione allo sviluppo, l’Expo di Milano e l’agenda post-2015. In quali settori pensa che l’ENEA potrà collaborare?

Giampaolo Cantini (DG Cooperazione allo Sviluppo - Minisetro Affari Esteri)
“Il ruolo dell’ENEA è particolarmente importante. Intanto sui temi dell’ambiente e dell’energia l’ENEA potrà dare un contributo di primo piano alla partecipazione italiana al negoziato sull’Agenda  post-2015 e nel campo di Expo c’è poi l’applicazione di tutte le tecnologie all’insegna dell’economia verde, (…) dell’alimentazione e della nutrizione e l’ENEA è all’avanguardia nel campo della ricerca applicata (…)”.

La ricerca, quindi, come alleato della cooperazione, per radicare e amplificare i risultati attesi dagli interventi di sviluppo. Non a caso la Banca Mondiale ha annunciato lo stanziamento di 150 milioni di dollari per 19 centri africani di eccellenza per l’insegnamento di materie scientifiche e tecnologiche ma anche dell’agricoltura e della sanità.

Cosa significa per un ente di ricerca come l’ENEA fare cooperazione allo sviluppo?

Giovanni Lelli (Commissario ENEA) “Significa fare la prova del nove che le cose che facciamo noi servono e sono utili non solo per il nostro Paese ma anche per Paesi che sono in una fase di sviluppo diversa dalla nostra. Io direi che è anche una mossa furba perché bisogna avere la capacità di intuire possibilmente in maniera lungimirante  dove conviene investire in tecnologie immaginando che quei Paesi dove si va ad investire abbiano uno sviluppo economico rilevante  (…). Aver tessuto dei rapporti in tempo utile aprirà bene il terreno alla nostra industria”.

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