Atomo in mare

Le esplosioni sperimentali di Bikini nei primi anni 60, produssero una grave contaminazione radioattiva marina causando la morte di migliaia di pesci. Il documentario illustra le metodologie messe a punto dal CNEN nei laboratori del Centro Ricerche di Fiascherino per il controllo della catena alimentare marina.

Le esplosioni sperimentali di Bikini nei primi anni 60, produssero una grave contaminazione radioattiva marina causando la morte di migliaia di pesci. Il documentario illustra le metodologie messe a punto dal CNEN nei laboratori del Centro Ricerche di Fiascherino per il controllo della catena alimentare marina.

ProduttoreCNEN
RegistaVirgilio Tosi
Autori
  • Pietro Antonelli,
  • Libio Bartoli,
  • Franco Potenza,
  • Miro Grisanti,
  • Pino Zac
Contattiscrivi al produttore
DistributoreCSC- Cinema d'Impresa di Ivrea
Data07/07/1962
LinguaItaliano

Descrizione completa

Una delle più gravi conseguenze delle esplosioni sperimentali di Bikini fu l’arrivo nei porti giapponesi di pesce fortemente radioattivo, pescato anche a migliaia di chilometri dal luogo dell’esplosione e a distanza di vari mesi. Ne furono distrutte centinaia di tonnellate.

Nei mari del ...

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Una delle più gravi conseguenze delle esplosioni sperimentali di Bikini fu l’arrivo nei porti giapponesi di pesce fortemente radioattivo, pescato anche a migliaia di chilometri dal luogo dell’esplosione e a distanza di vari mesi. Ne furono distrutte centinaia di tonnellate.

Nei mari del Mediterraneo non si è avuta sinora nessuna manifestazione di sensibili aumenti nei livelli della rioattività naturale nell’acqua e nei pesci.

Possiamo guardare con tranquillità alla partenza di un peschereccio da uno dei tanti porticcioli italiani.

Tornerà , a seconda della fortuna, con poco o molto pesce, comunque non radioattivo.

Ma le acque del mare, oggi “pulite” da questo punto di vista, potrebbero domani presentare pericolose concentrazioni di radioattività: a seguito di una ingente caduta di pulviscolo atmosferico contaminato da esplosioni nucleari sperimentali, o di una incauta dispersione in acqua di rifiuti radioattivi, o per un grave incidente che sopravvenisse a un sommergibile azionato da energia nucleare......

Per essere pronti ad ogni evenienza, un laboratorio scientifico, situato nel golfo di La Spezia, studia i problemi connessi con la radioattivita marina.

Regolarmente, tecnici e studiosi si recano in mare con un peshereccio sul quale, invece delle reti, vengono caricati apparecchiature e strumenti scientifici.

La barca-laboratorio non può però compiere da sola tutto il lavoro, perché la ricerca scientifica, l’indagine statistica devono includere tutti gli elementi dell’ambiente arino. Le si affianca un normale peschereccio, col suo ordinario carico di reti e l’equipaggio di pescatori.

Le regolari crociere scientifiche si svolgono in mare aperto, ma è importante che i prelevamenti e i dati vengano sempre raccolti nello stesso punto: perciò è stata fissata una “zona di campionamento”, come a dire un pezzo di mare di alcune miglia quadrate che viene tenuto sotto metodico controllo.

Con lo scandaglio acustico, si segue metro per metro l’andamento del fondo marino e la profondità dell’acqua.

Giunti in zona, il peschereccio inizia le tradizionali operazioni per la calata della rete a strascico. Tutto si svolge come se si trattasse di una normale uscita per la pesca.

Il punto esatto dove avranno luogo i prelievi di campioni di acqua marina da parte della barca-laboratorio viene segnalato con una boa.

Il primo strumento ad essere calato in mare è un misuratore della temperatura dell’acqua alle diverse profondità.

In alcuni casi, l’immersione delle varie apparecchiature predisposte per i prelievi, è accompagnata da tecnici sommozzatori appartenenti al laboratorio, per controllarne il funzionamento.

La bottiglia detta di Zobell viene utilizzata per prelevare campioni d’acqua in recipiente serile. Nella bottiglia, sigillata, è stato fatto il vuoto.

Un corpo pesante, chiamato “messaggero”, è fatto cadere lungo il cavo del verricello.

Si provoca così la rottura di un capillare di vetro inserito nel tappo della bottiglia, e la differenza di pressione fa riempire il recipiente d’acqua.

Per profondità maggiori, la bottiglia di vetro è sostituita da un sacchetto di plastica ripiegato.

Un sistema di molle messe in azione dalla barca-laboratorio, provoca l’apertura e il riempimento del sacchetto. Anche in questo caso i campioni sono prelevati in un recipiente sterile.

Vengono poi calati in acqua altri contenitori chiamati bottiglie di Van Dorne. Si tratta di tubi cilindrici fissati al cavo uno dopo l’altro a distanza prestabilita per effettuare con una sola operazione vari prelievi d’acqua a differenti profondità.

Un unico segnale inviato dall’alto, mette in azione una serie di “messaggeri” che provocano successivamente la chiusura di tutti i contenitori.

La raccolta del plancton, cioè dei piccolissimi e microscopici organismi vegetali e animali che vivono in sospensione nell’acqua viene effettuata mediante il trascinamento a piccola velocità di una rete di nylon a maglie infinitesimali: le particelle liquide vengono lasciate filtrare, mentre gli organismi planctonici sono trattenuti e sospinti verso il contenitore di fondo.

Il prelievo dei pesci nella zona di campionamento continua a svolgersi come in una normale azione di pesca. Forse l’unica differenza consiste nel fatto che i  pescatori non attendono con emozione il momento in cui il fardello della rete emerge dall’acqua. Anche per loro, in questo caso, il successo della pescata ha solo un interesse statistico.

Dal momento in cui il pesce, ancora vivo, e’ uscito dalla rete, cominciano le rilevazioni a scopo scientifico: vengono superati i vari tipi di pesci per catalogarne le varieta’ presenti e la loro consistenza numerica e percentuale; si effettua la pesatura.

I diversi esemplari sono misurati, e tutti i dati trascritti per ottenere un quadro dettagliato e completo sulla popolazione ittica della zona del Mediterraneo che è oggetto di studio.

Durante la navigazione, sulla via del ritorno,  gli studiosi e i tecnici della barca-laboratorio devono subito mettersi al lavoro per compiere alcune operazioni e rilievi che non potrebbero essere rinviati senza alterarne i risultati scientifici.

Con il loro carico di plancton, di pesci e di acqua prelevata nelle più diverse condizioni, le due barche rientrano alla base. I campioni raccolti saranno sottoposti, in laboratorio, a una serie di studi e di esperimenti.

 

Altra voce

Ma, questi scienziati cosa credono di scoprire in un po’ d’acqua prelevata con quelle strane bottiglie?

 

Riprende speaker

Anzitutto studiano il plancton che vive nell’acqua.

Un microcrostaceo si nutre di microalghe e di batteri. E’ importante sapere quanti e quali.

Nella provetta, plancton mangia plancton. Ma bisogna accertare le portate di questo pasto

Un pesciolino mangia un po’ di plancton e un po’ di alghette. Dobbiamo conoscere con precisione la sua dieta.

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Bisogna sapere tutto sulla “catena alimentare “ nel mare. Chi c’è, chi mangia, che cosa mangia, da chi è mangiato...

I campioni prelevati durante una delle crociere mensili vengono conservati in un complesso di celle frigorifere e termostatiche a seconda delle caratteristiche e delle esigenze sperimentali: da venti gradi sottozero a una regolare temperatura-ambiente.

Nel laboratorio chimico, l’acqua di mare viene sottoposta a una serie di reazioni e di analisi per accertare la presenza e la quantità dei vari elementi.

Il laboratorio biochimico svolge la sua attività nel campo delle sostanze organiche, come i carboidrati, gli aminoacidi e le proteine.

Nel reparto microbiologico, si studiano le forme più elementari di vita: i batteri; le colture di questi microrganismi vengono utilizzate per isolare i vari ceppi, catalogarli, contarli.

Il laboratorio di botanica concentra le ricerche nel campo del fitoplancton, cioè delle piccolissime alghe che vivono nell’acqua.

Le specie più frequenti vengono isolate e coltivate in laboratorio per effettuare misure analitiche delle tracce di radioattività naturale o artificiale.

Nel laboratorio di zoologia, si studiano le caratteristiche e soprattutto le abitudini alimentari dei piccoli organismi planctonici.

Per i pesci, alcuni esemplari delle specie pescate vengono sottoposti a una vera e propria autopsia.

Si prelevano gli otoliti, che fanno parte del sistema auditivo dei pesci: il loro esame microscopico permette di stabilire con esattezza l’età dei campioni al momento della pesca.

Altri esemplari vengono essiccati, e macinati fino a ridurli a finissima polvere.

Questa polvere, talvolta proveniente dalle ossa o da un singolo organo del pesce o dalle sue parti commestibili, serve per effettuare misure della radioattività.

Il campione viene inserito in un massiccio schermaggio di piombo che deve isolarlo dalle tracce di radioattività naturale presenti nell’aria.

Generalmente le misure danno valori molto piccoli, apparentemente trascurabili ma importanti come base di confronto per gli esperimenti che vengono compiuti con la somministrazione di radioattività artificiale.

 

Altra voce

Ma insomma, cosa vogliono sapere da questi poveri pesci?

 

Riprende speaker

Trasformati in cavie da laboratorio, ci permetteranno di studiare come le diverse sostanze radioattive si concentrano nelle varie parti del corpo e passano da organismo ad organismo nel corso della “catena alimentare”.

Solo attraverso una lunga serie di questi esperimenti, potremo stabilire esattamente i limiti di sicurezza di fronte a una eventuale contaminazione radioattiva per i prodotti della pesca che costituiscono una parte tanto importante dell’alimentazione umana.

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