Alla ricerca dell'oro nei vecchi computer

I ricercatori del Centro Enea Casaccia hanno messo a punto un sistema per estrarre materie prime da vecchie schede elettroniche. Il sistema essendo flessibile e scalabile  può essere utilizzato per il recupero di materiale da piccole quantità di rifiuti e da diverse matrici come monitor, catalizzatori e lampade.

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I ricercatori del Centro Enea Casaccia hanno messo a punto un sistema per estrarre materie prime da vecchie schede elettroniche. Il sistema essendo flessibile e scalabile  può essere utilizzato per il recupero di materiale da piccole quantità di rifiuti e da diverse matrici come monitor, catalizzatori e lampade.

ProduttoreENEAWeb Tv
Autori
  • Roberto Ciardi
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Data17/07/2014
LinguaItaliano
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Secondo i dati dell’ultimo rapporto annuale della fondazione sviluppo sostenibile e dell’unione nazionale imprese recupero, in Italia nel 2012 sono state raccolte 38.815 mila tonnellate di rifiuti elettronici domestici, provenienti da elettronica di consumo, ...

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Secondo i dati dell’ultimo rapporto annuale della fondazione sviluppo sostenibile e dell’unione nazionale imprese recupero, in Italia nel 2012 sono state raccolte 38.815 mila tonnellate di rifiuti elettronici domestici, provenienti da elettronica di consumo, informatica e piccoli elettrodomestici a fronte di un quantitativo immesso sul mercato di 355 mila tonnellate. Dunque solo l’11% è stato raccolto. Di questi rifiuti il 60% è rappresentato da computer, che contengono 2 mila e 300 tonnellate di schede elettroniche, particolarmente ricche di materie prime preziose e rare. Un giacimento, considerando che, secondo una stima del Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, ¾, dei rifiuti non sono intercettati legalmente. Inoltre, a questi numeri, che rappresentano solo i RAEE domestici, vanno aggiunti quelli cosiddetti “professionali”, più ricchi in termini di materie prime.

Un gruppo di ricercatori del centro ricerche Enea Casaccia ha messo a punto un sistema innovativo per il loro recupero proprio dalle schede elettroniche. Le tecnologie usate attualmente per questi impianti sono fondamentalmente di due tipi: Il pirometallurgico che usa il trattamento del rifiuto ad elevata temperatura e recupera alcuni materiali ad elevato grado di purezza, ma richiede trattamenti sulle ceneri con alti costi di gestione ed emissioni in atmosfera non trascurabili con un inevitabile impatto ambientale.

Il sistema messo a punto dall’Enea utilizza invece l’idrometallurgia, che usa tecniche di trattamento chimiche e chimico-fisiche in soluzione e presenta numerosi vantaggi rispetto al sistema pirometallurgico.

Claudia Brunori (ENEA) : “I vantaggi della tecnologia Enea sono multipli, in primo luogo consente di recuperare metalli con un grado di purezza molto elevato, in secondo luogo consente di operare a temperature ambiente con costi energetici più contenuti rispetto alle tecnologie pirometallurgiche e con basse emissioni in ambiente. Questo consente anche di ottenere una maggiore accettabilità sociale rispetto all’impianto.” Il sistema ENEA per la sua caratteristica di essere modulare e flessibile potrà essere adattato per trattare anche piccole quantità di materiale ed essere utilizzato anche per il recupero di materie prime da monitor LCD, catalizzatori , lampade e altro. Questo processo di recupero ha inoltre il vantaggio, sicuramente non trascurabile, di recuperare oro e stagno fin dal primo step di lavorazione e la possibilità di predefinire il grado di purezza della materia estratta con notevole risparmio laddove non è richiesto un livello di purezza elevato. Ma dalle schede elettroniche quali e quante materie prime possono essere recuperate? Passiamo ai numeri: i dati ottenuti in scala pre-pilota dimostrano che da una tonnellata di schede elettroniche si possono estrarre 260 Kg di rame, 29 di piombo 33 di stagno, 0,240 di oro e 0,66 d’argento per un valore di mercato stimato di circa 10 mila euro per ogni tonnellata di schede. Ora, non ci resta che attendere la realizzazione del prototipo per la conferma sul campo degli ottimi risultati di laboratorio.

Claudia Brunori (ENEA) : “Il prototipo dell’impianto pilota una volta realizzato consentirà di verificare i dati ottenuti in scala banco che sono dati molto positivi, nonché ci consentirà di fare tutte le verifiche di fattibilità sia dal punto di vista ambientale ma anche logistico e la valutazione dei costi benefici di un‘eventuale scalabilità a livello industriale.”

Il brevetto è un’importante innovazione per l’industria del riciclo con evidenti vantaggi per l’ambiente e per il nostro paese, forte importatore di materie prime.

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